Tratte dal libro " OMAGGIO A MARCIANA MARINA" cronache di vita paesana

raccontate da EnzoLazzeri  

edito in occasione del centenario del comune (1884-1984)

 Il mattiniero                                               

Prima di tutto, immaginatevi lo scenario: siamo sulla Piazza della Chiesa ed è notte fonda.

Anzi è notte quasi fonda perché, veramente comincia a far giorno.Un'ombra si dirige nel buio verso il bar Atlantic.

Passa sul sagrato della Chiesa. Tutto è silenzio. Dormono tutti. Anche Fortunato, finalmente, si riposa.

Speriamo che dorma anche lei! (pensa l'ombra) Perché sennò son noie anche stanotte.

« Lei » è sua moglie.

E continua a camminare.Uno sbercio, un guizzo e due gatti gli sgusciano, a lampo, fra le gambe e spariscono verso la piazzetta dedicata a Santa Chiara.

Roba da far venire i brividi ad un regista della televisione specializzato in trasmissioni con fantasmi.

Figli di... cani! E sul sagrato della Chiesa! Sporcaccioni!!!

Lo sapesse Don Zeni! ... Cani... gatti... che confusione... però che vino... che vino... fa '1 mi' fratello!!! ... (pausa) Speriamo che lei dorma!

E Aldo infilò, prudente, le scale di casa e cominciò a salire adagio, adagio, attento a non far rumore.

Quando arrivò agli ultimi scalini si sfilò le scarpe, se le mise sottobraccio e, sempre al buio, infilò la chiave nell'uscio.

Andava come nel burro. Oliata a meraviglia, la serratura si apri senza uno 'scatto; oliata come la porta che si spalancò senza un cigolìo. Se gli era andata bene tante volte, se tante volte l'aveva fatta liscia, lo doveva molto anche a queste precauzioni.

Adesso era in casa.

Dalla porta della camera matrimoniale filtrava la luce.

Niente paura! Perché tanto sapeva che la moglie dormiva a luce accesa.

Finché Aldo non tornava.

Così, se lei si svegliava e trovava il buio, voleva dire che il marito era tornato e bastava, tutt'al più, allungare una gamba per riprova,

Il marito era a letto e domani sarebbe stato un altro giorno

Soltanto che quella notte non era ormai più notte.

Era mattina.

Il sole sbaluginava già dalla collina e fra poco avrebbe annaffiato di luce, mare e paese.

Il difficile, per Aldo, cominciava ora.

Bisognava spogliarsi nel più breve tempo possibile ed infilarsi a letto nel maggior silenzio.

Altrimenti sarebbe stata una scenataccía.

E lui era troppo stanco, aveva troppo sonno per poter prendere discussioni a quell'ora...

Sognava soltanto il momento di potersi stendere, con un sospirone di sollievo, fra le lenzuola lisce, fresche e profumate di spigo.

Ancora un passo, due... e la mano raggiunse la peretta della luce sul comodino della moglie.

Clik! Quel clik gli sembrò una fucilata.

Rimase un attimo impietrito, nel buio, aspettando l'urlo.

Ma l'urlo non venne.

Ora era tutto nero, intorno a lui. Trattenne il respiro per ascoltare meglio.

Si tranquillizzò.

Sua moglie dormiva ancora, non si era svegliata e continuava il suo leggero smanticiare nel silenzio profondo della camera.

Cominciò, lentamente, a spogliarsi.

Con prudenza.

Ma come frusciano i vestiti quando si tolgono!

Non ricordava che facessero tutto quel rumore!

Rallentò i movimenti e, fuori uno, la camicia era tolta.

Un pensiero di meno.

Sì slacciò la cinghia e le dita corsero sui bottoni come le mani di un pianista quando fa le « scale » al suo strumento.

Alzò una gamba e la sfilò dai pantaloni.

Era la destra. Nel riabbassarla per appoggiarla in terra e ripetere la stessa operazione... fu la sinistra che gli dette il colpo... mancino: inciampò nella stoffa, cercò di riprendersi, a zoppino, su una gamba sola, indietreggiò, urtò malamente una sedia e PATATRAK... fu subito giorno!

La moglie si era svegliata di soprassalto e, cacciato un urlo, aveva acceso la luce:

  Aldooo! Ma che fai?

  0 non lo vedi cosa faccio? Sei mica cieca? 0 non lo vedi? Cosa vuoi che faccia! MI ALZO!

E cercò, con la dignità che è consentita ad un uomo in mutande, con una gamba infilata nel calzone e l'altra in un calzino, a mezz'aria, di rinfilarsi i pantaloni al completo e il più rapidamente possibile.

La moglie dette un'occhiata all'orologio.

Erano quasi le cinque. Pover'uomo, pensò, non fa davvero una bella vita!

Poi si rigirò e, pentita, gli gorgogliò, fra il sonno: Aldino, lascia la luce accesa! ...

Questo contatore a furia di girare diventerà pazzo. Pensò Aldo.

Che, rivestitosi di tutto punto, riscese le scale che aveva salito cinque minuti prima.

Ma ora aveva le scarpe e la faccia dell'uomo che va a lavorare.

Era troppo presto per aprire il Bar Atlantico.

Allora andò sul mare ed aspettò le sei tirando sassi in acqua. Due o tre gabbiani gli girarono intorno berciando.

Restò imbambolato tutto il giorno.